PIANO DIDATTICO 2017/2018

CALENDARIO DIDATTICO

mercoledì 25 ottobre 2017 ore 18-21 apertura anno accademico/ IPPOLITO CHIARELLO e BARBARA TOMA

dal 12 al 14 DICEMBRE 2017 – ore 16.30 – 22.30 / SEMINARIO INTENSIVO APERTO CON FLAVIO ALBANESE

dal 12 e 13 GENNAIO 2018 – ore 17.00 – 22.00 (venerdì) – 15.30- 20.30 (sabato)/ SEMINARIO CON MARINELLA ANACLERIO (riservato allievi)

dal 15 al 19 GENNAIO 2018 – ore 16.00 – 22.00 (solo lun 15 ore 17-21)/ SEMINARIO INTENSIVO APERTO CON GABRIELE  VACIS

dal 16 al 20 APRILE 2018 – ore 16.30 – 22.30 / SEMINARIO INTENSIVO APERTO CON SIMONA GONELLA

dall’8 al 12 MAGGIO 2018 – ore 15.30 – 22.30/ SEMINARIO INTENSIVO APERTO CON MASSIMILIANO CIVICA

 


 PROGRAMMI DI LAVORO

di Flavio Albanese 

Commedia dell’Arte: la maschera – la tradizione – l’attore

L’analisi del mio lavoro di attore e di regista per diversi anni, mi spingere a credere nella Commedia dell’Arte come una base pedagogica dell’arte della recitazione.
La tecnica è semplice, ma ciò che rende questo lavoro inimitabile è l’universalità del suo linguaggio.
Il Laboratorio è dedicato alla scoperta, all’uso e alla tecnica delle maschere nella Commedia dell’Arte in modo molto pratico ed immediato avendo come riferimento il testo “Il servitore di due padroni” di Carlo Goldoni.

Lo stage è diviso in due momenti uno di studio tecnico e uno di pratica di “recitazione all’improvviso”.

Si studieranno alcune tecniche dell’uso della maschera, i caratteri e le stilizzazioni: Servi (Zanni, Arlecchino, Brighella etc.), Vecchi (Pantalone e Dottore), Capitani e Innamorati. In base alle caratteristiche del gruppo di lavoro si studieranno e si metteranno in scena anche alcune scene del testo di Goldoni “Il servitore di due padroni” o alcuni canovacci. Le maschere di cuoio saranno messe a disposizione per le prove pratiche.

I partecipanti dovranno indossare abbigliamento comodo, neutro e di colore chiaro.

 


di Ippolito Chiarello

Linee programmatiche e di senso del corso

Il lavoro come obiettivo
L’attitudine e l’atteggiamento per fare il viaggio
L’ascolto come metodo
Le domande come ossessione
La ripetizione consapevole delle pratiche come allenamento
Lo scrivere come memoria del senso e del percorso
L’attore e la storia come unico strumento
Unicità della propria macchina attoriale
Lo sguardo su quello che mi circonda come serbatoio
L’unicità di ogni percorso di formazione legato alla guida
La comunità come obiettivo

Sulla scorta di progetti di teatro collaudati e orientati in questi anni a ricreare una relazione sentimentale, privilegiata e necessaria con il pubblico e il nuovo pubblico, il pubblico che bisogna ri-conquistare, vorrei sviluppare un lavoro che, oltre alla pratica attoriale, si concentri anche, al fine di rendere questa pratica ancora più consapevole, sull’azione legata all’ambiente circostante: il pubblico, il quartiere, la città, l’educazione, il contatto, la relazione. Per educare nuovo pubblico per il teatro e per la vita di tutti i giorni.
Il mio lavoro parte, prima che dalla tecnica, che ha a che fare con tempi molto più elaborati e personali, da un lavoro sulla consapevolezza del dire e dell’agire e sulla scoperta delle specificità di ogni attore. Il lavoro è a tutto tondo e non ha delle materie suddivise e schematicamente scritte, ma si rifà a una mia esperienza diretta in questo lavoro.
In un’esperienza laboratoriale non ci sono delle “materie” da studiare, ma delle pratiche da scoprire e teorizzare. Pratiche che essenzialmente sono legate al “maestro” che le condivide.
Ogni esperienza è unica.
Si parte dalla riappropriazione delle proprie facoltà umane: dire, fare, sentire. Si parte alla ri-scoperta del proprio strumento di lavoro che è il corpo e si attraversano le pratiche per riusarlo nella dinamica della rappresentazione. Costruito il corpo attraverso pratiche ed esercizi per allenarlo, si ri-trova la voce di questa macchina attoriale. Nulla che non si sappia già fare. Bisogna solo imparare a smontare l’automatismo e usare tutte le nostre possibilità espressive con coscienza. Scoprire la propria “cifra” comunicativa è essenziale per non ridurre il lavoro a una mera accumulazione di tecnica che rende l’attore senza “carattere”.
Ci alleneremo lavorando, per raggiungere questi obiettivi, con la tecnica del monologo, del dialogo, della esposizione poetica e dell’analisi del testo.


di Massimiliano Civica

Il mestiere della recitazione

C’è confusione intorno all’arte dell’attore. Sembra che tutto si riduca a due concetti tanto diffusi quanto generici: “sensibilità” ed “energia”. Non c’è niente di male nel dire che un attore debba avere sensibilità ed energia, ma questo non aiuta a circoscrivere il suo campo d’azione ed ad individuare gli strumenti specifici del suo lavoro: anche il musicista, il danzatore o il pittore debbono possedere sensibilità ed energia. Tutto ciò genera in molti attori la sensazione frustrante di procedere alla cieca, senza avere una “bussola” su cui orientare tecnicamente il proprio lavoro.
Attraverso improvvisazioni, esercizi e giochi, i partecipanti prenderanno coscienza del proprio personale e unico strumento e del modo in cui questo giustifica, incarna e fa “accadere” l’evento del teatro. L’attore è sia strumento che strumentista, è insieme il creatore e il materiale stesso della propria creazione. Il laboratorio porrà l’attenzione sugli strumenti fondamentali dell’arte dell’attore: il proprio corpo, la propria voce, lo spazio fisico in cui si agisce e la capacità “schizofrenica” di guardarsi da fuori per sorvegliare l’efficacia e la coerenza del proprio racconto scenico. Ogni vero attore è per forza di cose anche un autore.
Su questi fondamentali si eserciteranno i partecipanti al laboratorio, prima analizzandoli separatamente e poi nella loro interrelazione scenica: il lavoro sulla voce naturale, non accademicamente impostata, con lo studio del parametro della proiezione attraverso la recitazione in coro; attraverso improvvisazioni guidate e la composizione di brevi scene mute i partecipanti impareranno a percepire e a leggere, “dal punto di vista del pubblico”, le linee di forza drammaturgiche che si generano tra gli attori in base al semplice posizionamento del loro corpo nello spazio scenico ed alla direzione dei loro sguardi; infine lo studio sulla costruzione di un racconto scenico efficace e coerente attraverso la realizzazione di breve improvvisazioni guidate, sviluppando  la capacità “schizofrenica” di guardarsi da fuori per sorvegliare l’efficacia e la coerenza del proprio agire spettacolare.
Il laboratorio non fornirà tecniche, trucchi o stili di recitazioni prefissati, ma intende portare gli allievi a confrontarsi con le questioni fondamentali della recitazione, in modo che ognuno sia in grado di produrre le proprie personali risposte.


di Simona Gonella

Analisi e preparazione di un testo

Il seminario si prefigge lo scopo di fornire strumenti utili agli allievi attori per analizzare un testo teatrale di modo da avere maggiore autonomia nella preparazione del personaggio e di allenare la componente dell’attore autore consapevole della propria presenza in scena. Non mancheranno spunti per quanti vorranno sperimentarsi come registi.

Gli allievi lavoreranno su un testo teatrale comune scelto dalla docente con esercitazioni pratiche in aula e compiti a casa. Ogni allievo riceverà una lettera contenente l’indicazione del testo scelto e i compiti preliminari da svolgere prima dell’inizio delle lezioni.

Nei giorni del seminario ci confronteremo dapprima:

  • sulla comprensione del contesto storico e della poetica e biografia dell’autore
  • sulla struttura profonda del testo e la relativa analisi di motori, punti di svolta, andamenti ritmici
  • sull’analisi dei personaggi, delle azioni, dello spazio

In una seconda fase si esploreranno alcuni esercizi pratici di studio:

  • del personaggio e della sua realtà storica, fisica ed emotiva
  • della relazione fra personaggi, temi e spazio
  • di alcune scene con esercizi di improvvisazione, proposte creative e strumenti di analisi delle battute

Oltre al consueto abbigliamento comodo è richiesto di lavorare con scarpe tipo ginnastica leggere (no piedi nudi).

È fondamentale e imprescindibile eseguire tutti i compiti preliminari.

Un testo di riferimento Introduzione alla regia teatrale di Simona Gonella, Dino Audino Editore, che contiene alcuni degli esercizi che esploreremo insieme.


di Gabriele Vacis

    Interpretare e raccontare.

    Un laboratorio per imparare a raccontare le proprie storie, attraverso le tecniche della narrazione teatrale

    Nel laboratorio racconterai le tue storie: quella volta che hai avuto veramente paura. Quella volta che ti sei trovato di fronte la bellezza. Quella volta che sei riuscito a dire a tuo padre che… Assolutamente niente opinioni, solo storie, racconti che poi vengono unificati in una drammaturgia.

    Si tratterà di ASCOLTARE. Ascoltare gli altri ma anche sé stessi.

    Si tratterà di GUARDARE. Il mondo ma anche il proprio corpo. Perché è con il corpo che si fa drammaturgia. Intrecciando frammenti di vita.

    L’accostamento di racconti genera scintille di senso imprevedibili.

        Che differenza c’è tra le parole scritte per essere lette e le parole scritte per essere dette? In italiano si dice recitare, ma in inglese si dice to play, come giocare.

    Un laboratorio per imparare a giocare con le parole dei grandi autori.

    Interpretare è come respirare. Non puoi farne a meno.

    Platone diceva che la parola scritta, se interrogata, maestosamente tace. Quindi sei tu che devi valutare, giudicare le parole che devi pronunciare. E assumerti la responsabilità di attribuire loro dei caratteri. Ma cosa sono questi “caratteri” che dovrai attribuire al testo? Principalmente tre: il ritmo, il tono, il volume. Semplificando un po’ potremmo dire che interpretare significa scegliere le combinazioni di ritmo/tono/volume che attribuirai a ogni singola parola, a ogni gesto.

Quest’anno per il Seminario AMA si lavorerà sul testo CUORE di Edmondo De Amicis. La scheda completa sarà inviata via email agli interessati scrivendo a info@accademiaama.it