PIANO DIDATTICO 2019/2020

CALENDARIO DIDATTICO 2019/20

Inizio attività didattiche mercoledì 16 ottobre 2019 ore 17-20

mercoledì 16 ottobre 2019 ore 17-22 / SILVIA LODI

venerdì 18 ottobre 2019 ore 17-22/ SILVIA LODI

mercoledì 23 ottobre 2019 ore 17-22/ IPPOLITO CHIARELLO

venerdì 25 ottobre 2019 ore 17-22/ IPPOLITO CHIARELLO

mercoledì 30 ottobre 2019 ore 17-22/ IPPOLITO CHIARELLO

La comunicazione sul calendario delle lezioni successive sarà pubblicata prossimamente. Di seguito gli aggiornamenti sui seminari e i workshop aperti anche agli esterni

dal 20 al 25 GENNAIO 2020 ore 16-22 / SEMINARIO INTENSIVO APERTO CON CHIARA GUIDI

dall’ 11 al 17 FEBBRAIO 2020 ore 16-22 / SEMINARIO INTENSIVO APERTO CON ROBERTO LATINI

dal 6 al 10 APRILE 2020 ore 16-22 / SEMINARIO INTENSIVO APERTO CON MARCO MANCHISI


PROGRAMMI DI LAVORO

di Chiara Guidi

  1. LA VOCE IN UNA FORESTA DI IMMAGINI INVISIBILI

Laboratorio sulla tecnica molecolare della voce

Il laboratorio indagherà sulla relazione tra il suono della voce e quello delle parole che vengono pronunciate. La mia attenzione va innanzi tutto alla voce in sé, per scoprirla, per farne suonare tutti i timbri e i toni che possiede, prima di entrare nella dimensione della parola e vedere come è fatta e a cosa allude.

Credo che attraverso il potere del suono della voce si possa creare uno spazio in teatro dove, anche a occhi chiusi, lo spettatore riesca a vedere i colori, le forme, gli oggetti e le figure.

Cerco la musica, e non il significato delle parole, perché in essa esiste un cantare sottocutaneo dove l’incanto della voce permette di ritrovare, in ritardo, tutto il significatosospeso. L’attore è chiamato a fabbricare le parole e a metterle in risonanza con quanto lo circonda, affinché lo stesso spazio circostante possa rispondere, e cantare. La mia ricerca parte da qui: un’idea di voce come materia che posso toccare, per sapere sempre dove la voce si trova.

2. RELAZIONE SULLA VERITÀ RETROGRADA DELLA VOCE

Lettura drammatica di Chiara Guidi con la partecipazione degli allievi (finale di laboratorio)

Sto affinando una tecnica vocale basata sull’imitazione di tutto quello che è possibile udire con orecchio umano.La vastità enciclopedica di tutti i fenomeni sonori della terra la percepisco e la tratto come un insieme di note e di intervalli di una sinfonia che quotidianamente mi sforzo di ascoltare, imitare e trascrivere su una personale partitura musicale, con notazioni di nuovo conio, utili a fare ordine nella memoria e a essere riprodotte.Ho chiamato questa tecnica “molecolare”, perché soltanto un approccio microscopico consente di delimitare il profilo sonoro degli elementi presi in esame. Cercando di imitare alcune piccole particelle sonore della terra, la voce assume la consistenza di un corpo, un corpo sottile che, muovendosi sulle parole, evoca immagini: una foresta di immagini invisibili come una partitura di timbri e toni.

Il testo della lettura drammatica è in parte contenuto nel volume La voce in una foresta di immagini invisibili (Nottetempo, 2017)


di Roberto Latini

L’ATTORE SENZA SPETTACOLO

La Masterclass di Roberto Latini si compone attraverso teorie e pratiche sui modi, i tempi, i ritmi e i percorsi possibili dell’arte teatrale.

L’attore, ammesso ai concetti fondamentali di ascolto e relazione, è invitato all’appuntamento-teatro, nella consapevolezza e nella coscienza del proprio sentire, della sensazione, del sembrare.

Il teatro è un invito, continuo, all’indefinizione. Il teatro non è rappresentazione. È immaginazione.

La qualità del dire, la qualità del silenzio che ogni testo produce, la qualità dei livelli di comunicazione e la sua incontrollabile velocità progressiva, sono gli ambienti dentro i quali verrà chiesto agli iscritti di produrre materiale in forma di esercizi.

C’è bisogno di una coscienza costante e attenta, che tenga nella meraviglia del non previsto.

Il Teatro accade senza strategia possibile, ma nella disponibilità e nell’accoglienza.
L’attore in scena non agisce, reagisce.


di Marco Manchisi

ALLA RICERCA DELLA PROPRIA MASCHERA

Questo laboratorio parte dal lavoro dell’uomo alla ricerca del suo attore – maschera. Un viaggio dalla propria spontaneità alla maschera, ricercando l’animalità del carattere che nasce.
La creazione di un personaggio, il suo corpo, i suoi gesti, le sue parole, al servizio della scena. Maschera e spazio scenico come un tutt’uno.
Le maschere che verranno utilizzate sono quelle costruite dal maestro artigiano Stefano Perocco di Meduna.

Linee di lavoro
– L’uomo, l’attore e il personaggio. La ricerca della maschera.
– Training di riscaldamento e di rilassatento. Punti di tensione e di abbandono.
– Identificazione e relazione con lo spazio scenico. L’assolo e il coro.
– Ritmo e musicalità. La musica del proprio corpo.
– La quotidianità e l’extraquotidianità. Raccontare con i gesti.
– Servi e padroni. Codici, mprovvisazioni e brevi partiture.


di Ippolito Chiarello

Come presentarsi davanti a un pubblico e avere l’autorevolezza e la consapevolezza del poter e voler comunicare qualcosa. Comunicare senso, emozione, presenza, forza. Diventare opera e non solo strumento di “rappresentazione”. Il percorso dall’essere persone, poi attori o attrici e dunque la possibilità di diventare creature nuove alle quali fornire la propria benzina. Diventare, ma restare se stessi. Consapevolezza di tutto quello che vogliamo far accadere. Tenendo conto di questi principi lavoreremo allenandoci alla forma del monologo e del dialogo e sperimenteremo ogni giorno la possibilità di improvvisare collettivamente, mettendo in relazione tutte le creature, nelle varie fasi e livelli di crescita individuale. Le domande fondanti saranno: CHI SONO? DOVE SONO? COSA VOGLIO DIRE? A CHI LO VOGLIO DIRE? PERCHÉ LO VOGLIO DIRE? Useremo come terreno testuale per il nostro lavoro la commedia brillante di William Shakespeare MOLTO RUMORE PER NULLA.


CALENDARIO DIDATTICO 2018/19

mercoledì 24 ottobre 2018 ore 17-20 / BARBARA TOMA  |  ore 20-22/  SILVIA LODI

venerdì 26 ottobre 2018 ore 17-19/ CARLA GUIDO | ore 19-22 MARCO FALCOMATA’

mercoledì 31 ottobre 2018 ore 17-19/ BARBARA TOMA | ore 19-22 /  SILVIA LODI

La comunicazione del calendario delle prossime lezioni riservate agli allievi prosegue con la trasmissione diretta agli interessati. Di seguito gli aggiornamenti sui seminari e i workshop aperti anche agli esterni

dal 3 al 7 NOVEMBRE 2018 ore 16-22 / WORKSHOP INTERNAZIONALE CON RADEK RYCHCIK

dal 17 al 21 DICEMBRE 2018 –  ore 16-22 / SEMINARIO INTENSIVO APERTO CON ROBERTO ANGLISANI

dal 25 al 29 MARZO 2019 –  ore 16-22 / SEMINARIO INTENSIVO APERTO CON ROBERTO CASTELLO

dal 5 al 10 APRILE 2019 –  ore 16-22 / SEMINARIO INTENSIVO APERTO CON SILVIA PASELLO


 PROGRAMMI DI LAVORO

di Roberto Castello

SIMULTANEITÀ FRA AZIONE E PENSIERO CREATIVO

 

La storia dell’arte è la storia della rappresentazione dei corpi, del come si è evoluta la capacità di produrre narrazioni anche grandi e complesse attraverso la loro sola raffigurazione. La coreografia è il suo corrispettivo tridimensionale e diacronico: un sistema di comunicazione complesso che intrecciando il piano visivo con quello sonoro conduce lo spettatore attraverso un territorio linguistico unico in cui il corpo è al tempo stesso l’attore e l’oggetto della rappresentazione.

Il seminario con Roberto Castello consisterà in un lavoro intensivo sulla concentrazione, sull’ascolto e sull’esercizio della simultaneità fra azione e pensiero creativo.
Scrive Roberto Castello:
Il pensiero non aiuta chi sta danzando, lo osservava Nietzsche, e lo sa per esperienza chiunque abbia sperimentato cosa significhi abbandonarsi al movimento. Quando si afferra al volo un bicchiere scivolato di mano, l’azione precede la consapevolezza dell’agire. Nell’emergenza ci si muove con rapidità, esattezza e naturalezza. Improvvisare è fare appello a questo tipo di intelligenza per trasformare il corpo in uno strumento creativo che genera azioni, nello stesso modo in cui uno strumento musicale genera suoni, o un pennello colori e forme.


di Silvia Pasello

LA VOCE IN ASCOLTO
La questione della presenza

“La parola chiave è per me “risonanza”, e ha a che fare con la qualità del testo e con il rapporto dell’attore con il testo. Quando un autore è realmente alla ricerca, fa un lavoro di sottrazione, lascia cadere molte parole fino quando non trova qualcosa. Nessuna sua frase resta così chiusa in se stessa ma nasconde una risonanza. E un buon attore, un attore sensibile, è una cassa di risonanza: è in grado di lasciar entrare in sé il testo, di lasciarlo risuonare per poi passare dalla bocca. Quando un attore è in grado di riconoscere questa risonanza, sa bene che, nonostante le apparenze, ogni volta che recita uno stesso brano non sarà mai una ripetizione, ma una nuova scoperta. Per l’attore e per il regista una scrittura che contiene questa capacità di risuonare è un terreno sempre nuovo da esplorare…

(P. Brook)

Nel lavoro dell’attore, la questione della voce riguarda l’azione che la sostiene. Questa “azione” è principalmente interiore. La dimensione dell’ascolto diventa perciò fondamentale.
Nell’incontro si cercherà di affrontare il tema del lavoro vocale, coniugandolo alle domande relative alla presenza scenica, cioè a quella condizione che precede, accompagna e riverbera ogni gesto performativo. Ci occuperemo della condizione  che permette il processo creativo, che permette l’accadimento nell’abbandono di ogni volontà di “riuscita”.
Le esercitazioni utili al nostro lavoro saranno principalmente tre:
Un lavoro sull’ascolto e l’esecuzione di alcune posizioni fisiche di allungamento.
Esercizi di tecnica vocale
Si chiede ai partecipanti di portare un breve testo, che può essere scelto tra un materiale poetico o di prosa.


di Roberto Anglisani

L’Arte del racconto

Seminario pratico intensivo sulla narrazione orale
“(. . .)All’inizio il narratore non cambia la realtà apparente. Gli spettatori sono là, lui è là, lo guardano. Poi con il suo sguardo, con tutti gli aspetti normali, simpatici e sopratutto vitali della sua personalità instaura una relazione diretta con il pubblico: da questo momento può evocare qualsiasi cosa. Con la voce, con la parola, con il gesto può evocare un esercito, può evocare un numero infinito di persone, di luoghi, immagini di ogni sorta.
Può passare dall’esterno all’interno di un personaggio, di una situazione e, cosa ancora più straordinaria, ha una libertà assoluta in rapporto allo svolgimento del tempo” (Peter Brook)

Il lavoro sulla narrazione che voglio proporvi è un lavoro pratico, concreto.
Se narrare è produrre visioni nella mente di chi ascolta, occorre che il narratore, per primo, sia capace di “vedere” per “far vedere quello che non c’è”.
ALCUNE TEMATICHE DI LAVORO:
– VEDERE PER NARRARE: introduzione alla narrazione attraverso un diverso modo di vedere ciò che ci circonda.
– VEDERE L’INVISIBILE: vedere ciò che è invisibile e farlo vedere agli altri.
– ANALISI DEL RACCONTO: le arcate drammaturgiche.
– L’USO DEL TEMPO: tempi e stili diversi di narrazione.
– L’IMMAGINE E LA PAROLA: come trasferire in oralità un’immagine
– LE TECNICHE SPECIFICHE DELLA NARRAZIONE: il ritmo – il corpo – la voce – i sensi.


di Radek Rychcik

La poetica della vergogna

Cari partecipanti al workshop!

Non vedo l’ora di potervi incontrare e conoscere, attendo con gran piacere ed eccitazione questa possibilità. Ci aspettano giorni interessanti e intensi, fatti di incontri umani e di comune lavoro. Il tema che affronteremo è particolarmente delicato, complesso, problematico nella sua analisi: LA VERGOGNA. Cos’è? È un’emozione, un sentimento, difficile da esprimere e da sintetizzare in una forma artistica. Cercheremo di trovare parole, gesti, figure per esprimerci attraverso dibattiti, esercizi ed improvvisazioni.

Vi invierò pensieri e impressioni che spero siano fonte d’ispirazione per il nostro lavoro. Leggete attentamente, nonostante sia solo una “fonte primordiale”, giacchè i temi che toccheremo nel corso del workshop saranno la vergogna privata e quella pubblica/nazionale, il significato della parola “vergogna” in quanto tale, la maschera sociale che una volta tolta genera vergogna. Ci confronteremo anche sul tema delle nostre storie e culture.

Ho per voi anche tre domande fondamentali, vorrei ricevere le vostre risposte entro martedì 30 ottobre, in modo da potermi preparare al meglio prima del 3 novembre. Il primo giorno di lavoro discuteremo insieme delle vostre risposte, per questo vi prego di essere puntuali, e soprattutto di rispondere in maniera profonda, sincera, intima. Non c’e’ un limite minimo o massimo, potete rispondere come e quanto volete.

  1. Di cosa ti vergogni o ti sei vergognato/a maggiormente?
  2. Di cosa si vergogna la tua famiglia?
  3. Di cosa si vergogna la tua Nazione?

Entro il 3 novembre vorrei anche che:

  • Guardaste il film Elephant man di David Lynch. È facilmente recuperabile
  • Leggeste quanto più possibile il saggio “Frammenti di un discorso amoroso” di Roland Barthes. Ho controllato con Jakub Porcari, che mi assisterà nel lavoro: è disponibile in forma gratuita come e-book in formato pdf su internet.


CALENDARIO DIDATTICO 2017/18

mercoledì 25 ottobre 2017 ore 18-21 apertura anno accademico/ IPPOLITO CHIARELLO e BARBARA TOMA

dal 12 al 14 DICEMBRE 2017 – ore 16.30 – 22.30 / SEMINARIO INTENSIVO APERTO CON FLAVIO ALBANESE

dal 12 e 13 GENNAIO 2018 – ore 17.00 – 22.00 (venerdì) – 15.30- 20.30 (sabato)/ SEMINARIO CON MARINELLA ANACLERIO (riservato allievi)

dal 15 al 19 GENNAIO 2018 – ore 16.00 – 22.00 (solo lun 15 ore 17-21)/ SEMINARIO INTENSIVO APERTO CON GABRIELE  VACIS

dal 16 al 20 APRILE 2018 – ore 16.30 – 22.30 / SEMINARIO INTENSIVO APERTO CON SIMONA GONELLA

dall’8 al 12 MAGGIO 2018 – ore 15.30 – 22.30/ SEMINARIO INTENSIVO APERTO CON MASSIMILIANO CIVICA


 PROGRAMMI DI LAVORO

di Flavio Albanese 

Commedia dell’Arte: la maschera – la tradizione – l’attore

L’analisi del mio lavoro di attore e di regista per diversi anni, mi spingere a credere nella Commedia dell’Arte come una base pedagogica dell’arte della recitazione.
La tecnica è semplice, ma ciò che rende questo lavoro inimitabile è l’universalità del suo linguaggio.
Il Laboratorio è dedicato alla scoperta, all’uso e alla tecnica delle maschere nella Commedia dell’Arte in modo molto pratico ed immediato avendo come riferimento il testo “Il servitore di due padroni” di Carlo Goldoni.

Lo stage è diviso in due momenti uno di studio tecnico e uno di pratica di “recitazione all’improvviso”.

Si studieranno alcune tecniche dell’uso della maschera, i caratteri e le stilizzazioni: Servi (Zanni, Arlecchino, Brighella etc.), Vecchi (Pantalone e Dottore), Capitani e Innamorati. In base alle caratteristiche del gruppo di lavoro si studieranno e si metteranno in scena anche alcune scene del testo di Goldoni “Il servitore di due padroni” o alcuni canovacci. Le maschere di cuoio saranno messe a disposizione per le prove pratiche.

I partecipanti dovranno indossare abbigliamento comodo, neutro e di colore chiaro.


di Ippolito Chiarello

Linee programmatiche e di senso del corso

Il lavoro come obiettivo
L’attitudine e l’atteggiamento per fare il viaggio
L’ascolto come metodo
Le domande come ossessione
La ripetizione consapevole delle pratiche come allenamento
Lo scrivere come memoria del senso e del percorso
L’attore e la storia come unico strumento
Unicità della propria macchina attoriale
Lo sguardo su quello che mi circonda come serbatoio
L’unicità di ogni percorso di formazione legato alla guida
La comunità come obiettivo

Sulla scorta di progetti di teatro collaudati e orientati in questi anni a ricreare una relazione sentimentale, privilegiata e necessaria con il pubblico e il nuovo pubblico, il pubblico che bisogna ri-conquistare, vorrei sviluppare un lavoro che, oltre alla pratica attoriale, si concentri anche, al fine di rendere questa pratica ancora più consapevole, sull’azione legata all’ambiente circostante: il pubblico, il quartiere, la città, l’educazione, il contatto, la relazione. Per educare nuovo pubblico per il teatro e per la vita di tutti i giorni.
Il mio lavoro parte, prima che dalla tecnica, che ha a che fare con tempi molto più elaborati e personali, da un lavoro sulla consapevolezza del dire e dell’agire e sulla scoperta delle specificità di ogni attore. Il lavoro è a tutto tondo e non ha delle materie suddivise e schematicamente scritte, ma si rifà a una mia esperienza diretta in questo lavoro.
In un’esperienza laboratoriale non ci sono delle “materie” da studiare, ma delle pratiche da scoprire e teorizzare. Pratiche che essenzialmente sono legate al “maestro” che le condivide.
Ogni esperienza è unica.
Si parte dalla riappropriazione delle proprie facoltà umane: dire, fare, sentire. Si parte alla ri-scoperta del proprio strumento di lavoro che è il corpo e si attraversano le pratiche per riusarlo nella dinamica della rappresentazione. Costruito il corpo attraverso pratiche ed esercizi per allenarlo, si ri-trova la voce di questa macchina attoriale. Nulla che non si sappia già fare. Bisogna solo imparare a smontare l’automatismo e usare tutte le nostre possibilità espressive con coscienza. Scoprire la propria “cifra” comunicativa è essenziale per non ridurre il lavoro a una mera accumulazione di tecnica che rende l’attore senza “carattere”.
Ci alleneremo lavorando, per raggiungere questi obiettivi, con la tecnica del monologo, del dialogo, della esposizione poetica e dell’analisi del testo.


di Massimiliano Civica

Il mestiere della recitazione

C’è confusione intorno all’arte dell’attore. Sembra che tutto si riduca a due concetti tanto diffusi quanto generici: “sensibilità” ed “energia”. Non c’è niente di male nel dire che un attore debba avere sensibilità ed energia, ma questo non aiuta a circoscrivere il suo campo d’azione ed ad individuare gli strumenti specifici del suo lavoro: anche il musicista, il danzatore o il pittore debbono possedere sensibilità ed energia. Tutto ciò genera in molti attori la sensazione frustrante di procedere alla cieca, senza avere una “bussola” su cui orientare tecnicamente il proprio lavoro.
Attraverso improvvisazioni, esercizi e giochi, i partecipanti prenderanno coscienza del proprio personale e unico strumento e del modo in cui questo giustifica, incarna e fa “accadere” l’evento del teatro. L’attore è sia strumento che strumentista, è insieme il creatore e il materiale stesso della propria creazione. Il laboratorio porrà l’attenzione sugli strumenti fondamentali dell’arte dell’attore: il proprio corpo, la propria voce, lo spazio fisico in cui si agisce e la capacità “schizofrenica” di guardarsi da fuori per sorvegliare l’efficacia e la coerenza del proprio racconto scenico. Ogni vero attore è per forza di cose anche un autore.
Su questi fondamentali si eserciteranno i partecipanti al laboratorio, prima analizzandoli separatamente e poi nella loro interrelazione scenica: il lavoro sulla voce naturale, non accademicamente impostata, con lo studio del parametro della proiezione attraverso la recitazione in coro; attraverso improvvisazioni guidate e la composizione di brevi scene mute i partecipanti impareranno a percepire e a leggere, “dal punto di vista del pubblico”, le linee di forza drammaturgiche che si generano tra gli attori in base al semplice posizionamento del loro corpo nello spazio scenico ed alla direzione dei loro sguardi; infine lo studio sulla costruzione di un racconto scenico efficace e coerente attraverso la realizzazione di breve improvvisazioni guidate, sviluppando  la capacità “schizofrenica” di guardarsi da fuori per sorvegliare l’efficacia e la coerenza del proprio agire spettacolare.
Il laboratorio non fornirà tecniche, trucchi o stili di recitazioni prefissati, ma intende portare gli allievi a confrontarsi con le questioni fondamentali della recitazione, in modo che ognuno sia in grado di produrre le proprie personali risposte.


di Simona Gonella

Analisi e preparazione di un testo

Il seminario si prefigge lo scopo di fornire strumenti utili agli allievi attori per analizzare un testo teatrale di modo da avere maggiore autonomia nella preparazione del personaggio e di allenare la componente dell’attore autore consapevole della propria presenza in scena. Non mancheranno spunti per quanti vorranno sperimentarsi come registi.

Gli allievi lavoreranno su un testo teatrale comune scelto dalla docente con esercitazioni pratiche in aula e compiti a casa. Ogni allievo riceverà una lettera contenente l’indicazione del testo scelto e i compiti preliminari da svolgere prima dell’inizio delle lezioni.

Nei giorni del seminario ci confronteremo dapprima:

  • sulla comprensione del contesto storico e della poetica e biografia dell’autore
  • sulla struttura profonda del testo e la relativa analisi di motori, punti di svolta, andamenti ritmici
  • sull’analisi dei personaggi, delle azioni, dello spazio

In una seconda fase si esploreranno alcuni esercizi pratici di studio:

  • del personaggio e della sua realtà storica, fisica ed emotiva
  • della relazione fra personaggi, temi e spazio
  • di alcune scene con esercizi di improvvisazione, proposte creative e strumenti di analisi delle battute

Oltre al consueto abbigliamento comodo è richiesto di lavorare con scarpe tipo ginnastica leggere (no piedi nudi).

È fondamentale e imprescindibile eseguire tutti i compiti preliminari.

Un testo di riferimento Introduzione alla regia teatrale di Simona Gonella, Dino Audino Editore, che contiene alcuni degli esercizi che esploreremo insieme.


di Gabriele Vacis

    Interpretare e raccontare.

    Un laboratorio per imparare a raccontare le proprie storie, attraverso le tecniche della narrazione teatrale

    Nel laboratorio racconterai le tue storie: quella volta che hai avuto veramente paura. Quella volta che ti sei trovato di fronte la bellezza. Quella volta che sei riuscito a dire a tuo padre che… Assolutamente niente opinioni, solo storie, racconti che poi vengono unificati in una drammaturgia.

    Si tratterà di ASCOLTARE. Ascoltare gli altri ma anche sé stessi.

    Si tratterà di GUARDARE. Il mondo ma anche il proprio corpo. Perché è con il corpo che si fa drammaturgia. Intrecciando frammenti di vita.

    L’accostamento di racconti genera scintille di senso imprevedibili.

        Che differenza c’è tra le parole scritte per essere lette e le parole scritte per essere dette? In italiano si dice recitare, ma in inglese si dice to play, come giocare.

    Un laboratorio per imparare a giocare con le parole dei grandi autori.

    Interpretare è come respirare. Non puoi farne a meno.

    Platone diceva che la parola scritta, se interrogata, maestosamente tace. Quindi sei tu che devi valutare, giudicare le parole che devi pronunciare. E assumerti la responsabilità di attribuire loro dei caratteri. Ma cosa sono questi “caratteri” che dovrai attribuire al testo? Principalmente tre: il ritmo, il tono, il volume. Semplificando un po’ potremmo dire che interpretare significa scegliere le combinazioni di ritmo/tono/volume che attribuirai a ogni singola parola, a ogni gesto.

Quest’anno per il Seminario AMA si lavorerà sul testo CUORE di Edmondo De Amicis. La scheda completa sarà inviata via email agli interessati scrivendo a info@accademiaama.it