PIANO DIDATTICO

PIANO DIDATTICO

CALENDARIO DIDATTICO 2021/22

Inizio attività didattiche mercoledì 27 ottobre 2021

Lezioni: ogni lunedì, mercoledì e venerdì dalle 16.00 alle 21.00

Masterclass 2021-22:  Il percorso di formazione è aperto anche ad esterni non iscritti all’Accademia Mediterranea dell’Attore. Ogni masterclass ha una durata di 30 ore da svolgersi in cinque giornisalvo modifiche  dal lunedì al venerdì.

Masterclass di recitazione (aperto anche ai non allievi AMA) con Roberto Latini dal 6 al 10 dicembre 2021, ore 16-22 . Leggi in questa pagina il programma di lavoro

Masterclass di drammaturgia (aperto anche ai non allievi AMA) con Sonia Antinori dal 10 al 14 gennaio 2022. ore 16.00 – 22.00. Leggi in questa pagina il programma di lavoro

Masterclass sul corpo sonoro della voce (aperto anche ai non allievi AMA) con Chiara Guidi, dal 21 al 25 febbraio 2022, ore 16-22. Leggi in questa pagina il programma di lavoro

Masterclass di recitazione (aperto anche ai non allievi AMA) con Arturo Cirillo dal 30 giugno al 4 luglio 2022, ore 16-22. Leggi in questa pagina il programma di lavoro

Gli incontri aperti al pubblico per la formazione culturale e gli incontri extra-curricolari con artisti e operatori del settore si svolgeranno durante la settimana in giorni, eventuali variazioni di orari verranno comunicati tempestivamente agli interessati.

Per informazioni su iscrizioni e anticipazioni per il nuovo anno consultare le sezioni news e bando

PROGRAMMI DI LAVORO

Barbara Toma Danza e Movimento

Ippolito Chiarello Recitazione Teatrale

Carla Guido Dizione

Silvia Lodi Voce e Canto

Marco Falcomatà Lettura e interpretazione dei testi

Roberto Latini Recitazione

Sonia Antinori Drammaturgia

Chiara Guidi Voce

Arturo Cirillo Recitazione

Serena Sinigaglia Recitazione


Barbara Toma

Come guida dei corsi AMA sarà mio compito collaborare all’integrazione del lavoro con le altre guide allo scopo di sviluppare il potenziale espressivo del futuro attore e di liberare le sue capacità.

Per trasmettere un messaggio, comunicare un’emozione o raccontare una storia, le parole non sono l’unico strumento che abbiamo a disposizione, c’è una forma potente di linguaggio condivisa da tutto il genere umano e basata sui gesti e sulle espressioni: il non verbale. Il percorso didattico delle Tecniche della Danza, parallelo allo studio degli stili interpretativi, amplia le possibilità espressive attraverso le molteplici possibilità dello strumento del corpo.

Partiremo dalle tecniche della danza per lavorare sul senso di sé e la consapevolezza del proprio corpo in relazione allo spazio e agli altri. Lavoreremo sulla presenza scenica, l’ascolto di gruppo, l’abilità di organizzare istantaneamente il corpo, il suono e l’azione scenica, la memoria fisica e la capacità di lavorare su più livelli contemporaneamente (voce, corpo, testo, azione, interazione).

Per il primo anno il lavoro si concentrerà sulla dinamica di gruppo e il raggiungimento di un livello di tecnica omogeneo per tutta la classe. Per il secondo anno invece il lavoro sarà volto a perfezionare l’essere in scena e il lavoro dell’attore, cercando di mettere in risalto le capacità creative e i talenti individuali.

Di fondamentale importanza sarà lo sviluppo di una forte disciplina, dagli allievi mi aspetto il massimo impegno nello studio, grande autodisciplina e molto coraggio, qualità indispensabili per affrontare la complessità dei compiti dell’attore!

Il training comprende : esercizi di Resistenza fisica (importantissima nel lavoro in scena), tecniche di rilassamento, stretching, elementi di yoga, flying low tehcnique (lavoro a terra), contact improvisation, improvvisazione, composizione e interazione fisica volti a rafforzare una consapevolezza scenica, analisi del proprio movimento naturale, esplorazione della struttura corporea, ricerca di movimento, studio del ritmo, del fraseggio e della dinamica e studio della relazione tra suono/voce e movimento.


Silvia Lodi

Voci D’Aria

Scoprire la voce come estensione del proprio corpo, della propria anima. Emozionarsi coi suoni scoprendoli e ricercandoli nelle molteplici gradazioni di colore possibili. Tutto parte dal silenzio, dalla capacità dell’ascolto come possibilità di creare un incontro con gli altri. Il canto è una comunicazione armoniosa. Si parte da un lavoro fisico di base costruito attorno a semplici esercizi di respirazione, emissione, ritmo e armonia, per arrivare ad un lavoro individuale e di gruppo su intenzioni ed espressività attraverso semplici canti della tradizione popolare, italiani e internazionali e a piccoli testi poetici di autori contemporanei.


Marco Falcomatà

FOCUS SU PINTER
Esplorare il rapporto tra personaggi pinteriani. Il fine laboratoriale sarà quello di affrontare il più grande autore del 900 e di conseguenza i suoi personaggi, attraverso il rispetto profondo dell’interiorità di ognuno di noi, entrando in quel territorio di apparente disorientamento, di varietà, grandezza, profondità che è lo stile Pinteriano, tentando di scoprire l’arte della sua parola teatrale.
Altro aspetto fondamentale nella ricerca dei rapporti e dei personaggi è rappresentato dal silenzio, altra condizione molto presente nelle sue commedie.
Silenzio che a mio modo di vedere esprime un’immagine chiara, profonda, sensibile che i personaggi devono custodire gelosamente.
“è nel silenzio che, per me, i personaggi acquistano una maggiore presenza.” H.P.
Una full immersion in cui tenteremo di avvicinarci con cautela all’interno del magico mondo Pinteriano.

I partecipanti lavoreranno su alcune scene, selezionate dal docente, tratte dai seguenti testi di Harold Pinter: L’amante; Vecchi tempi; Tradimenti; Il compleanno; Il custode.

I testi delle scene saranno inviati agli iscritti nei giorni precedenti alla masterclass.


Ippolito Chiarello

Testo di riferimento: IL NASO di Nikolaj Gogol

Le creature del racconto – la mia versione dei fatti.
Mi sono chiesto cosa mi succederebbe se perdessi il mio naso, un naso anche importante il mio. Essendo un attore e un autore naturalmente è diventata una nuova piccola sfida da condividere con un pubblico. Il testo di Gogol è un ottimo punto di partenza per sviluppare questa sfida. Come raccontare la stessa storia con motivazioni e storie di vita diverse. Indagare le possibilità: la narrazione solitaria, la rappresentazione corale.

Scheda didattica generale

Il lavoro come obiettivo
L’attitudine e l’ atteggiamento per fare il viaggio
L’ascolto come metodo
Le domande come ossessione
La ripetizione consapevole delle pratiche come allenamento
Lo scrivere come memoria del senso e del percorso
L’attore e la storia come unico strumento
Unicità della propria macchina attoriale
Lo sguardo su quello che mi circonda come serbatoio
L’unicità di ogni percorso di formazione legato alla guida
La comunità come obiettivo

Sulla scorta di progetti di teatro collaudati e orientati in questi anni a ricreare una relazione sentimentale, privilegiata e necessaria con il pubblico e il nuovo pubblico, il pubblico che bisogna ri-conquistare, vorrei sviluppare un lavoro che, oltre alla pratica attoriale, si concentri anche, al fine di rendere questa pratica ancora più consapevole, sull’azione legata all’ambiente circostante: il pubblico, il quartiere, la città, l’educazione, il contatto, la relazione. Per educare nuovo pubblico per il teatro e per la vita di tutti i giorni.

Il mio lavoro parte, prima che dalla tecnica, che ha a che fare con tempi molto più elaborati e personali, da un lavoro sulla consapevolezza del dire e dell’agire e sulla scoperta delle specificità di ogni attore. Il lavoro è a tutto tondo e non ha delle materie suddivise e schematicamente scritte, ma si rifà a una mia esperienza diretta in questo lavoro.

In un’esperienza di formazione non ci sono delle “materie” da studiare, ma delle pratiche da scoprire e teorizzare. Pratiche che essenzialmente sono legate al “maestro” che le condivide.

Ogni esperienza è unica.

Si parte dalla riappropriazione delle proprie facoltà umane: dire, fare, sentire. Si parte alla ri-scoperta del proprio strumento di lavoro che è il corpo e si attraversano le pratiche per riusarlo nella dinamica della rappresentazione. Costruito il corpo attraverso pratiche ed esercizi per allenarlo, si ri-trova la voce di questa macchina attoriale. Nulla che non si sappia già fare. Bisogna solo imparare a smontare l’automatismo e usare tutte le nostre possibilità espressive con coscienza. Scoprire la propria “cifra” comunicativa è essenziale per non ridurre il lavoro a una mera accumulazione di tecnica che rende l’attore senza “carattere”.

Ci alleneremo lavorando, per raggiungere questi obiettivi, con la tecnica del monologo il primo anno e del dialogo nel secondo anno.


Carla Guido

Il corso di dizione comprende anche il percorso di consapevolezza vocale, poiché le due discipline sono inscindibili e necessitano della conoscenza assoluta della respirazione intercostale diaframmatica. Il programma prevede l’apprendimento delle regole fonetiche, fisiologia dell’apparato vocale e respiratorio. E ovvie esercitazioni. Il lavoro che si svolgerà sarà collettivo di supporto a quello individuale, poiché ogni essere parlante è unico e richiede quindi, uno studio e una tecnica preposti a migliorare l’arte della parola di ognuno.


Roberto Latini

METAMORFOSI, declinazioni

Dal testo fondamentale di Ovidio, teorie e pratiche, riflessi e riflessioni, per scrivere scenicamente.

Attraverso esercizi di costruzione e decostruzione della proposta, il modulo sollecita le grammatiche del dire nella progressiva reinterpretazione dei concetti ascolto e relazione.


Sonia Antinori

Sottopelle

Dai popoli indigeni impariamo che la pelle è la pergamena su cui si stende il nostro percorso biografico. 

Che si tratti del corpo magnificato nella sua dimensione socio-simbolica dalle cicatrici ornamentali e le pigmentazioni di Asia o Africa o delle pieghe che raccontano la vita sulle facce degli anziani, il nostro apparato fisico è il segno di un patrimonio unico, scaturigine di materiale creativo di cui spesso si resta inconsapevoli. La capacità di conoscere e salvare le proprie risorse autobiografiche e di comporle in un disegno articolato per farne spunto comunicativo è essenziale a livello umano, imprescindibile a livello artistico. 

Il nostro laboratorio si propone di indagare le potenzialità della drammaturgia a partire dal proprio corpo, dalla propria memoria fisica individuale, sperimentando attorno al tema della propria identità (personale, culturale, linguistica, ecc.), prendendo confidenza con la propria e l’altrui memoria, con i più semplici ma efficaci parametri narrativi, con una pratica di scrittura connessa a una lingua viva, applicata in forme di creazione autonoma.

Attraverso un percorso conoscitivo che non prescinde dall’approfondimento dei modelli di alcuni dei maestri della scena contemporanea (da Jan Lauwers a Falk Richter, da Milo Rau a Rimini Protokoll) nell’esplorazione della sottile linea di demarcazione di personale e politico, si applicheranno tecniche di composizione individuale tra recitazione e scrittura, per mezzo di improvvisazioni ed estemporanee.

Obiettivo del corso è favorire una presa di coscienza delle proprie doti di generatività: ascolto, cura, partecipazione e accoglienza di sé e del mondo per avanzare nella ricerca del proprio individuale gesto artistico nel contesto di una dimensione collettiva. 

Un viaggio che va dal corpo alla parola, per restituire la parola al corpo.


Chiara Guidi

Porremo l’attenzione al corpo sonoro della voce per esplorarne l’azione a partire dalla Pentesilea di Kleist. I timbri, i toni, le altezze, le intensità sono in sé un atto drammaturgico e, attraverso la “Tecnica molecolare”, cadremo nel corpo del testo: a morsi, strapperemo le varie parti della parola (sillabe, vocali, consonanti) per interpretare la forza tragica di Pentesilea.In quei versi di passione e furore, dismisura e sfida di ogni regola, con l’ausilio di parole criptiche, Kleist dà voce a una riflessione complessa sul pensiero che nasce dal corpo e che trova nella voce quell’irraggiamento della carne fuori da se stessa.Faremo esercizio perché solo nella pratica si può “interpretare” il suono della nostra voce e scoprire che nelle viscere esiste un cantare sottocutaneo che ci permette di ritrovare non l’aspetto esteriore dei significati ma la loro forma sempre pronta a un continuo e impossibile disvelamento.


Arturo Cirillo

Per cinque giorni lavoreremo con gli allievi dell’Accademia Mediterranea dell’Attore su alcune scene che loro avranno precedentemente scelto e studiato in autonomia, scene tratte dall’opera completa di Annibale Ruccello. Avendolo molto frequentato scenicamente, ed amato la sua scrittura e il mondo che porta in scena, lavorerò con gli allievi su le scelte interpretative e anche su la lingua di Ruccello che spesso è il napoletano più che l’italiano. Napoletano che i ragazzi dell’Accademia leccese affronteranno chiaramente lavorando su le molte affinità che ci sono tra le due forme dialettali, e sopratutto su una notevole facilità che ho sempre riscontrato negli attori pugliesi nel recitare in napoletano.