
Nel corso del triennio intendo proporre agli allievi dieci lezioni/conferenze con il supporto di video, di interviste e di testimonianze esterne che raccontano le vite di dieci attori e attrici del Novecento e del XXI secolo tra i più rappresentativi della scena teatrale nazionale e internazionale e della storia del teatro.
Da Totò a Carmelo Bene, da Eleonora Duse a Pina Bausch, da Maria Callas a Dario Fo a Charlie Chaplin.
SCHEDA DOCENTE

Creazione scenica vuol dire generare un’azione. E’ la massima espressione dell’attore-autore che compie delle scelte per dar vita al qui e ora. Attraverso l’improvvisazione, l’interprete utilizza il testo come pre-testo per mettere insieme gli elementi scenici modificando la prospettiva, regalando un diverso punto di vista allo spettatore. Il percorso creato sarà sempre nuovo e diverso, e sarà inoltre necessario utilizzare tutti gli strumenti umani, recitativi e tecnici per poter realizzare una nuova visione che sappia essere efficace.
L’artificio scenico dell’attore è il mezzo più potente per creare e condividere. Il creatore prima dell’interprete. Essere autori di se stessi.
Il cuore pulsante di ogni atto performativo è il cuore stesso, inteso come sentimento vivo e vibrante. La ricerca dentro se stessi di un sentimento autentico, incanalato in un’immagine performativa vivida e precisa, sarà il punto focale del lavoro svolto insieme.
Creare è un allenamento costante, un’educazione all’ascolto di se stessi, degli altri, di ciò che accade nell’atto performativo in ogni suo aspetto. Come attori e come attrici è fondamentale sapersi escludere per fare ciò che è necessario alla scena.
SCHEDA DOCENTE

In 7 anni di esperienza come insegnante, stabile, per gli studenti attori di AMA, ho incontrato gruppi di studenti molto diversi tra loro e anche lavorato in luoghi e condizioni differenti. Ho così avuto modo di sperimentare diversi approcci all’insegnamento della danza in questo specifico contesto e di farmi un ‘idea di ciò di cui i nostri studenti avrebbero bisogno nella loro formazione e di ciò che io sono in grado di fornire loro.
Finora ho avuto la possibilità di gestire le mie ore secondo i criteri che meglio credevo si adattassero alla situazione (che essendo sempre diversa imponeva anche diversi obiettivi e/o diverse soluzioni).
Nelle mie lezioni alterno proposte tecniche atte a migliorare la condizione fisica, le abilità cinetiche e la consapevolezza corporea degli studenti a proposte basate sulla mia esperienza in scena e volte ad aiutare gli studenti a diventare esseri scenici più consapevoli. Capaci quindi di scavare nell’intimo per dare profondità alle loro azioni, capaci di attingere alla loro creatività e usarla a loro piacimento. Perché sono convinta che solo partendo dal corpo sia possibile imparare la differenza tra imitare ed essere.
Questo accadeva sempre nello spazio ristretto che avevo a disposizione e quasi in totale indipendenza dal resto del programma di studi.
Oggi, dopo tanti anni di prove e tentativi, ciò che abbiamo a lungo sognato, ovvero la possibilità di offrire un percorso di studi che ci vede coinvolti quotidianamente, sembra concretizzarsi, e io non potrei esserne più felice.
Alla luce della nuova sfida che abbiamo davanti e al fine di riuscire ad organizzare e amalgamare al meglio la proposta formativa totale del triennio AMA ci è stato giustamente chiesto di riflettere su come pensiamo sia meglio organizzare le nostre ore anno per anno.
Ho pensato alla mia proposta riflettendo su diversi aspetti: la richiesta di Franco al nostro colloquio, le necessità degli alunni per ottenere il massimo dei risultati, l’esperienza accumulata ad AMA in tutti questi anni e, ovviamente, la mia esperienza diretta con la formazione accademica.
RIFLESSIONI GENERALI RISPETTO ALLE MIE COMPETENZE
Come ho già ribadito tante volte ritengo sia di fondamentale importanza per gli alunni poter studiare con me in modo assiduo e costante nel tempo, la mia disciplina ha bisogno di un tempo preciso per permettere ai corpi di assimilare i concetti, formare e allungare i muscoli e allenare la fisicità degli attori.
Ritengo inoltre doveroso fare una distinzione tra le diverse materie di cui mi occupo e che in questi anni ho proposto in modo più o meno organizzato ma sicuramente autonomo.
- Il training tecnico: basato sulle tecniche di danza contemporanea in cui sono laureata: release e floorwork
- Il training di improvvisazione e composizione: fondamentale per sperimentare e scoprire la propria fisicità e creatività nel movimento e imparare ad usare le nozioni apprese a lezione per dare corpo ai personaggi e forza al proprio essere scenico e anche saper creare delle partiture fisiche.
AMA fino ad oggi è stata una scuola in cui si offriva a ragazzi, con poca o nessuna esperienza, la possibilità di studiare con ottimi professionisti della scena, spesso per prepararsi ad accedere a studi accademici, qualche volta per iniziare un percorso professionale.
La qualità degli studenti negli anni è mano mano migliorata e l’età media notevolmente scesa ma ho constatato che hanno tutti dei tratti in comune:
- poca consapevolezza delle loro possibilità e di cosa voglia dire essere in scena
- poca o nessuna nozione riguardo la storia delle arti performative contemporanee e di ciò che accade nel mondo del teatro al presente.
Quando mi è stato possibile ho quindi anche fatto spazio a momenti di teoria in modo da dar loro la possibilità di contestualizzare ciò che fanno o che vedono e avere delle ‘coordinate di orientamento’ importanti per capire cosa vogliono fare e cosa non vogliono fare in scena.
Fin qui le proposte da me fatte ai miei studenti di AMA in questi ultimi 6 anni.
Oggi facciamo un passo in più verso la creazione di una vera a propria accademia, questo comporta sicuramente un maggiore impegno da parte di tutti noi affinché la proposta formativa sia più completa possibile e anche la consapevolezza che bisognerà alzare l’asticella della qualità e dell’impegno richiesti agli studenti per accedere ad AMA.
Credo fermamente che lo studio della danza sia imprescindibile per la formazione di un attore.
Espressività fisica e sapiente uso del corpo in movimento costituiscono le fondamenta della tecnica attoriale.
E’ solo grazie all’espressività corporea se una persona o un testo in scena risultano più o meno credibili. (il corpo non mente mai!)
Lo studio della danza fornisce agli attori la possibilità di acquisire piena consapevolezza del loro essere in scena. Li aiuta a trovare il modo di essere veri e credibili in ciò che fanno, a dare corpo e spessore ai personaggi che interpretano. PERCHÈ?
- Studiare danza allena ad essere più vigili mentalmente, più concentrati e meno tesi. Qualità importantissime per il lavoro sul palco e anche per affrontare le selezioni e i provini che sono una costante durante tutta la carriera.
- Inoltre imparare sequenze di movimento e combinazioni coreografiche impegnative aumenta le capacità cognitive e di apprendimento, quindi la capacità di apprendere testi.
- Un training fisico quotidiano è importantissimo per chiunque calchi il palcoscenico. Disciplina, rispetto ( del proprio corpo, del corpo altrui, dello spazio, del lavoro o del pubblico), consapevolezza dello spazio e del movimento, concentrazione, presenza scenica, comunicazione, motivazione, auto sufficienza, connessione cervello-corpo, miglioramento della memoria e dell’equilibrio, e una crescente consapevolezza cinestetica sono tra i tanti altri benefici dello studio della danza.
- Un corpo forte, flessibile e privo di tensioni ti dà sicurezza e questo negli allievi si traduce in una maggiore fiducia nella loro capacità di esprimere i propri personaggi.
- Più un attore è agile e reattivo e più sarà in grado di usare la propria immaginazione ed espressività.
- Infine fare pratica con la composizione coreografica sviluppa la creatività.
Per tutti questi motivi credo sia di non poca importanza dare molto spazio al lavoro fisico nella formazione di AMA.
Chiudo con un ultima riflessione: questo mestiere si impara soprattutto facendolo, inoltre non esiste un attore a cui non sia richiesto di essere anche attivamente coinvolto nel processo di creazione e capace di improvvisare e proporre soluzioni.
Credo sia dunque molto importante tener conto anche di questo nel formare gli studenti, abituandoli a calcare le scene, spingendoli a pensare con i loro corpi e le loro teste e dando loro gli strumenti per attingere alla propria creatività.
Da qui la convinzione siano fondamentali le lezioni aperte, i saggi e i momenti dedicati alla messa in scena di lavori creati dagli studenti.
SCHEDA DOCENTE

IL TEATRO È UNA QUESTIONE DI COSCIENZA per quello che dico, perché avrà una ricaduta su chi ascolta e perché è importante avere coscienza di quello che dico, per poterlo comunicare a un’altra persona e questa possa capirlo. Partiamo dalla consapevolezza e poi ci attacchiamo la tecnica, per evitare che quest’ultima si trovi a esprimere un senso incomprensibile, perché incompreso.
- IL TEATRO È UNA QUESTIONE DI PERSONALITÀ non dimentichiamo noi stessi.
- IL LAVORO COME OBIETTIVO lavorare tutti i giorni e senza risparmiarsi.
- ATTITUDINE COME ATTEGGIAMENTO FONDAMENTALE PER CAMBIARE LE SORTI DEL PROPRIO VIAGGIO essere sempre in prima linea.
- L’ASCOLTO COME METODO ascoltare con tutto il corpo e usare solo le parole “che servono”.
- LE DOMANDE COME OSSESSIONE è l’unico modo per approfondire.
- LA RIPETIZIONE CONSAPEVOLE DELLE PRATICHE non pensare che l’esercizio fatto esaurisca l’apprendimento. Ripetere, ripetere, ripetere.
- SCRIVERE IL VOSTRO LIBRO DEL PERCORSO appuntare tutto.
- L’ATTORE E LA STORIA COME UNICO STRUMENTO partire dalla comunicazione più elementare e poi aggiungere il resto, su un impianto forte e già efficace.
- UNICITÁ DELLA PROPRIA MACCHINA ATTORIALE scoprire i miei difetti che sono gli angoli interessanti del mio modo di comunicare.
- LO SGUARDO SU QUELLO CHE MI CIRCONDA che non è fuori da me. È uno dei primi modi per costruire nuove creature, “i personaggi”.
- TENERE PRESENTE CHE UNA COMPONENTE IMPORTANTE È ANCHE L’UNICITÀ DI OGNI PERCORSO FORMATIVO, LEGATO ALL’ESPERIENZA UNICA DI UN ARTISTA. Il segreto è fare sintesi tra tutti gli incontri.
- LAVORARE INSIEME – IL RACCONTO INIZIA DA QUI. Creare comunità
- AVERE E PORTARE IL PROPRIO BAGAGLIO: monologo, dialogo, poesia, canzoni, le vostre conoscenze come persone, quello che avete letto, visto, cinema, libri, teatro. Sono le materie prime da dove estrarre gli ingredienti per fare “la torta”.
MACROAREE DI LAVORO
I 5 SENSI COME STRUMENTI PER IL LAVORO – SVILUPPARLI COME I SUPEREROI
I PRINCIPI SU CUI LAVOREREMO:
IL MIO CORPO esplorare le azioni dal piccolo al grande
LA MIA VOCE la sua radice
TESTO esercizio di lettura e di scrittura
LO SPAZIO SCENICO dove tutto accade
LE DOMANDE DA PORSI SEMPRE QUANDO AFFRONTO UNA NUOVA CREATURA E
IL SUO MONDO
CHI SONO?
DOVE SONO?
COSA VOGLIO DIRE?
A CHI LO VOGLIO DIRE?
PERCHÉ LO VOGLIO DIRE?
GLI ELEMENTI DA ESPLORARE PER COMPORRE LA MESSINSCENA
- IO CREATURA dal neutro al personaggio
- LA NUOVA COMUNITÁ – CONOSCENZA INTIMA – IL NOI NELLO SPAZIO
- GLI OGGETTI
- IL COSTUME
- LA LUCE
- LA MUSICA
- LA SCENA
LE MODALITÁ DELLA MESSINSCENA
- IL MONOLOGO
- IL DIALOGO
- LA LETTURA POETICA
- LA CANZONE
- LA CORALITÁ
- RELAZIONE DEGLI ELEMENTI IN ELENCO
LO SPETTACOLO
LA MESSINSCENA
SCHEDA DOCENTE

Una corretta pronuncia non può prescindere dalla consapevolezza vocale di noi stessi. Da questa certezza, il programma triennale si svolgerà con queste modalità:
- I anno
-anatomia dell’apparato vocale
– respirazione intercostale-diaframmatica
– articolazione
– analisi della voce parlata
– regole della fonetica italiana
– primo studio del testo e del sottotesto
- II anno
– cenni storici sulla pronuncia della lingua italiana
– fisiologia vocale
– analisi vocale – timbro e volumi del suono nella parola
– ritmo e suono della parola drammaturgica
- III annualità
– respirazione intercostale diaframmatica
– dizione poetica
– la parola drammaturgica
– comunicazione verbale
– testo e sottotesto
SCHEDA DOCENTE

Voci D’Aria
Scoprire la voce come estensione del proprio corpo, della propria anima. Emozionarsi coi suoni scoprendoli e ricercandoli nelle molteplici gradazioni di colore possibili. Tutto parte dal silenzio, dalla capacità dell’ascolto come possibilità di creare un incontro con gli altri. Il canto è una comunicazione armoniosa. Si parte da un lavoro fisico di base costruito attorno a semplici esercizi di respirazione, emissione, ritmo e armonia, per arrivare ad un lavoro individuale e di gruppo su intenzioni ed espressività attraverso semplici canti della tradizione popolare, italiani e internazionali e a piccoli testi poetici di autori contemporanei.
SCHEDA DOCENTE

La tipologia di lavoro che intendo svolgere in questo triennio sarà basato su un percorso propedeutico, questione fondamentale per una preparazione attoriale adeguata.
Quello che intendo svolgere in questo triennio sarà una “ricerca”, affiancata, ovviamente, da una linea guida ben precisa.
Il lavoro sarà diviso in 4 blocchi: Mimesi, Rapporti, Metrica, Testi.
- Mimesi: basilare per comprendere un esempio, un modello, che poi, naturalmente, sarà il personaggio che vogliamo costruire.
- Rapporti: si entra nella fase “cruciale” della recitazione.
– Che cos’e’ un rapporto?
– Come costruirlo?
– Che cos’è un’intenzione?
– Iniziare a farsi le domande “giuste” per costruire il proprio personaggio e mettersi al servizio della storia; quest’ultima rappresenta, ed è sempre,la principale protagonista.
Nel “campo” dei rapporti (non inteso solamente come rapporto con l’altro/a, ma in generale a 360°) è racchiusa gran parte della recitazione.
In questa fase sarà anche fondamentale il cosiddetto “Palleggio”, esercizio che ho avuto la fortuna di ereditare dal Teatro Stabile di Genova e da, a mio modesto parere, una delle più importanti insegnanti di recitazione degli ultimi anni.
Dunque, da come si è capito, a questa fase sarà dedicata gran parte del lavoro.
- Metrica: una menzione speciale la dedicherei a questo argomento, in questo caso si entra in una questione specificatamente tecnica.
Comprendere la metrica, a mio avviso, significa capire meglio le intenzioni e di conseguenza il saper “dire” le battute attraverso un processo naturale.
Metabolizzate queste prime tre fasi del lavoro, si conclude con lo stare in scena.
- Testi: Si analizzerà il passato, la tradizione, i testi classici e i suoi personaggi insieme a quelli contemporanei.
– Perché ancora oggi raccontiamo il passato (Shakespeare, Moliere ecc.)
– Questi personaggi hanno, ancora oggi, qualcosa da dirci? o sono solo figli di una tradizione che portiamo avanti non perchè sia utile ma solo perché ci comanda?
– Il passato è come un padre o una madre, ci orientano e ci fanno risolvere le questioni del presente?
Insomma ci sarà, da parte mia, la “presuntuosa” volontà di far abbracciare Classico e Contemporaneo.
SCHEDA DOCENTE

Sottopelle
Dai popoli indigeni impariamo che la pelle è la pergamena su cui si stende il nostro percorso biografico.
Che si tratti del corpo magnificato nella sua dimensione socio-simbolica dalle cicatrici ornamentali e le pigmentazioni di Asia o Africa o delle pieghe che raccontano la vita sulle facce degli anziani, il nostro apparato fisico è il segno di un patrimonio unico, scaturigine di materiale creativo di cui spesso si resta inconsapevoli. La capacità di conoscere e salvare le proprie risorse autobiografiche e di comporle in un disegno articolato per farne spunto comunicativo è essenziale a livello umano, imprescindibile a livello artistico.
Il nostro laboratorio si propone di indagare le potenzialità della drammaturgia a partire dal proprio corpo, dalla propria memoria fisica individuale, sperimentando attorno al tema della propria identità (personale, culturale, linguistica, ecc.), prendendo confidenza con la propria e l’altrui memoria, con i più semplici ma efficaci parametri narrativi, con una pratica di scrittura connessa a una lingua viva, applicata in forme di creazione autonoma.
Attraverso un percorso conoscitivo che non prescinde dall’approfondimento dei modelli di alcuni dei maestri della scena contemporanea (da Jan Lauwers a Falk Richter, da Milo Rau a Rimini Protokoll) nell’esplorazione della sottile linea di demarcazione di personale e politico, si applicheranno tecniche di composizione individuale tra recitazione e scrittura, per mezzo di improvvisazioni ed estemporanee.
Obiettivo del corso è favorire una presa di coscienza delle proprie doti di generatività: ascolto, cura, partecipazione e accoglienza di sé e del mondo per avanzare nella ricerca del proprio individuale gesto artistico nel contesto di una dimensione collettiva.
Un viaggio che va dal corpo alla parola, per restituire la parola al corpo.
SCHEDA DOCENTE

Dall’idea alla sceneggiatura. Gli step della scrittura cinematografica: idea, soggetto, scaletta, sceneggiatura.
L’idea: come nasce, come capire se è valida, come svilupparla.
L’importanza della semplicità, la difficoltà della semplicità.
Il soggetto: come si scrive, come si riscrive. La trama e il personaggio.
La scaletta: come scrivere una scaletta funzionale, come metterla alla prova.
Ultimo passo: la sceneggiatura. E le sue molteplici riscritture.
Esempi e analisi dei vari step.
La scena. Di quali parti è composta. Come interagiscono il verbale e il visivo all’interno della scena. Perché è importante conoscere a fondo il personaggio per scrivere una buona scena.
Scrittura della scheda di un personaggio: chi è, da dove viene, come parla, quali sono i suoi desideri e le sue paure.
Analisi di una scena muta. Analisi di una scena dialogata.
Prove di scrittura di una scena e discussione collettiva.
Visione e analisi di un cortometraggio.
Stesura di una scaletta desunta. Entrare nella struttura di un’opera esistente per capirne il funzionamento. Perché sono state fatte quelle scelte? Se ne potevano fare altre? Discussione delle idee e loro sviluppo.
Prove di stesura di una scaletta alternativa dell’opera visionata e discussione collettiva.
SCHEDA DOCENTE
“AUTORITRATTO”
Lavoro sulla costruzione di un monologo e training dell’attore
Docente Riccardo Lanzarone
Forma / spazio / tempo / relazione e ascolto. Questi saranno i principi sulla quale lavoreremo attraverso un training basato sulla relazione dove gli allievi dovranno guardarsi negli occhi, stringersi la mano, abbracciarsi, prendersi a schiaffi e baciarsi. Cammineremo insieme come se fossimo l’ombra dell’altro, cercheremo di respirare insieme per trovare un respiro collettivo.
Attraverso un’improvvisazione dove si può agire nello spazio solo formando dei triangoli, lavoreremo sulla forma e sul tempo.
“L’attore lavora sullo spazio, ma soprattutto è lo spazio.” (T. Kantor)
In questa improvvisazione ogni allievo dovrà fare delle azioni aperte e ripetibili che possano permettere agli altri di interagire. Fare un’azione ci fa assumere una forma. In questa esplorazione vedremo un’incontro di forme.
La seconda parte del programma sarà dedicata alla composizione di un monologo.
Partiremo da un testo di riferimento proposto dal docente, ogni allievo sceglierà un frammento del testo e dopo cercherà un quadro di un pittore che gli farà pensare al frammento scelto. Dopo aver scelto il quadro si passerà alla ricerca di un monologo che secondo il personale parere di ogni allievo sarà in relazione col quadro scelto.
A questo punto faremo un’analisi del testo andando a estrapolare tutte le azioni presenti nel monologo. Con questa analisi sappiamo perfettamente cosa fa il nostro personaggio, in questa fase di ricerca non ci preoccupiamo di capire cosa pensa, ma ci occupiamo di sapere come agisce.
Dedicheremo una fase del lavoro alla scrittura, provando a riscrivere il monologo
dell’autore come se fossimo noi i personaggi della vicenda, attingendo dalle nostre vere esperienze personali. Dopo mettere insieme tutti i pezzi della nostra composizione e torneremo a recitare il monologo originale avendo come Secret Life le nostre parole. Questa esplorazione può essere utile per trovare un’aderenza tra l’attore e il personaggio e consentirà agli allievi di avere un immaginario personale e trovare il loro punto di contatto e appartenenza con qualsiasi testo delle letteratura teatrale.
SCHEDA DOCENTE

Il percorso formativo verterà sullo studio dell’opera “Il gabbiano” di Anton Cechov. Partendo dall’analisi della struttura drammatica dell’opera e del profilo dell’autore, si entrerà nell’atmosfera rarefatta della scena in cui appaiono i personaggi. Si metteranno a fuoco i moti interiori che animano il vissuto di ciascun personaggio, per creare una mappa dei desideri profondi presenti nelle parole e nelle relazioni all’interno del testo. In seguito, ciascun allievo seguirà la traccia di uno dei personaggi dell’opera, per tradurre scenicamente questa “mappa” interiore nella pratica dell’azione fisica e della recitazione, con l’obiettivo di giungere alla creazione della base per la costruzione del personaggio scelto. Un approfondimento verrà, inoltre, riservato ai temi presenti in quest’opera e ai riferimenti intertestuali ( “Amleto” di Shakespeare).
SCHEDA DOCENTE

“Recitare è vivere con verità all’interno di circostanze immaginarie.”
— Sanford Meisner
Il percorso proposto nasce dall’integrazione delle tecniche di Sanford Meisner e Michail Čechov e si rivolge ad attori, studenti e professionisti che desiderano approfondire il proprio processo creativo.
L’obiettivo principale è sviluppare una recitazione autentica, organica e personale, fondata sulla verità dell’esperienza e sulla capacità di abitare le parole prima ancora di pronunciarle.
Partendo dall’osservazione che, di fronte a un testo, l’attore tende spesso a bloccarsi e a rifugiarsi in toni o interpretazioni precostituite, il programma si concentra sul superamento di queste barriere attraverso un lavoro che unisce ascolto, immaginazione e analisi esperienziale del testo.
Obiettivi Formativi
Obiettivo generale
Sviluppare un metodo di recitazione che consenta all’attore di creare interpretazioni uniche, radicate nella propria esperienza emotiva e nella piena comprensione del testo.
Obiettivi specifici
-
Acquisire consapevolezza scenica e capacità di presenza.
-
Allenare l’ascolto come fondamento dell’interazione attoriale.
-
Sviluppare l’immaginazione creativa per generare impulsi e immagini interiori utili alla costruzione del personaggio.
-
Integrare corpo, voce ed emozione in un processo espressivo organico.
-
Analizzare e vivere il testo attraverso un approccio esperienziale, superando l’interpretazione meramente intellettuale.
-
Creare personaggi autentici e originali, non basati su imitazioni o modelli preconfezionati.
Metodologia
Il programma adotta un approccio laboratoriale e dinamico, in cui teoria e pratica si intrecciano costantemente.
L’integrazione tra le tecniche di Meisner e Čechov consente di affrontare il lavoro attoriale da tre prospettive complementari:
-
Ascolto e Reattività (Metodo Meisner)
-
Esercizi di ripetizione e connessione con il partner.
-
Sviluppo della spontaneità e dell’autenticità emotiva.
-
Superamento dei blocchi derivanti dal controllo razionale della recitazione.
-
Immaginazione e Gesto Psicologico (Metodo Čechov)
-
Attivazione dell’immaginazione creativa attraverso immagini interiori.
-
Utilizzo del gesto psicologico per accedere a impulsi e stati emotivi profondi.
-
Espansione del potenziale espressivo dell’attore.
-
Analisi Esperienziale del Testo
-
Studio della drammaturgia attraverso un approccio corporeo ed emotivo.
-
Associazione di ogni fase dell’analisi a esercizi pratici.
-
Trasformazione del testo da oggetto intellettuale a materiale vivo.
Struttura del Percorso
-
Fase 1 – Presenza e Ascolto
Consolidare le basi della recitazione attraverso esercizi mirati al radicamento, al respiro e alla connessione con il partner.
Obiettivo: sviluppare consapevolezza scenica e capacità di risposta autentica.
-
Fase 2 – Immaginazione Creativa
Utilizzare strumenti derivati dal metodo Čechov per ampliare le possibilità espressive, generare immagini potenti e liberare impulsi emotivi.
Obiettivo: accedere a un linguaggio scenico personale e ricco di sfumature.
-
Fase 3 – Analisi Attiva del Testo
Integrare esercizi fisici, improvvisazioni e studio drammaturgico per vivere le parole attraverso il corpo e le emozioni.
Obiettivo: trasformare il testo in esperienza concreta, evitando interpretazioni stereotipate.
-
Fase 4 – Creazione del Personaggio
Sviluppare un processo creativo che unisce ascolto, immaginazione e testo, dando vita a personaggi unici e irripetibili.
Obiettivo: raggiungere una recitazione autentica, organica e personale.
SCHEDA DOCENTE